Accesso venoso difficile (DIVA): quando è opportuno cambiare strategia

Accesso venoso difficile (DIVA)

Per quanto l’accesso venoso rappresenti una delle procedure più frequenti nella pratica clinica quotidiana, non sempre l’inserimento risulta semplice e immediato. In molti pazienti, infatti, il posizionamento di un accesso periferico può diventare complesso, con tentativi multipli, difficoltà procedurali e aumento delle criticità lungo il percorso terapeutico.

Questa condizione è nota come DIVA (Difficult Intravenous Access) e richiede un approccio strutturato, basato su valutazione precoce, pianificazione e scelta appropriata del dispositivo.

Cos’è il DIVA e perché viene spesso sottovalutato

Il termine DIVA identifica le situazioni in cui il reperimento di un accesso venoso risulta particolarmente difficile a causa di caratteristiche cliniche o anatomiche del paziente.

Le difficoltà possono essere legate a:

  • patrimonio venoso ridotto o compromesso;
  • precedenti accessi ripetuti;
  • terapie prolungate;
  • condizioni croniche;
  • edema o obesità;
  • età pediatrica o pazienti fragili.

Spesso il DIVA viene affrontato tentando ripetutamente il posizionamento di accessi periferici tradizionali, senza una rivalutazione strategica della procedura. Questo approccio può aumentare le difficoltà operative e compromettere progressivamente le vene disponibili.

Le conseguenze dei tentativi ripetuti

Quando il reperimento venoso fallisce ripetutamente, le conseguenze non riguardano soltanto la procedura tecnica. I tentativi multipli possono, infatti, determinare:

  • ritardi nella somministrazione delle terapie;
  • aumento dello stress e del disagio del paziente;
  • maggiore rischio di infiltrazioni e complicanze;
  • incremento delle manipolazioni;
  • progressivo consumo del patrimonio venoso.

Nei pazienti complessi o sottoposti a trattamenti prolungati, la perdita di accessi disponibili può diventare un problema clinico significativo, influenzando la continuità terapeutica nel tempo.

L’importanza della valutazione precoce

Le più recenti raccomandazioni internazionali sottolineano l’importanza di identificare precocemente il paziente con accesso venoso difficile.

Una valutazione iniziale strutturata consente, infatti, di evitare tentativi non necessari e orientare rapidamente la scelta verso dispositivi più appropriati.

Analizzare fin dall’inizio la durata della terapia, le caratteristiche delle infusioni, lo stato del patrimonio venoso e le condizioni cliniche del paziente permette di pianificare un accesso più stabile e coerente con le reali necessità terapeutiche.

Ecografia, scelta del vaso e pianificazione del dispositivo

Nella gestione del DIVA, l’utilizzo dell’ecoguida consente di individuare con maggiore precisione il vaso più idoneo, valutarne profondità e calibro e migliorare l’accuratezza dell’inserimento, riducendo il numero di tentativi.

Accanto alla tecnica di impianto, assume un ruolo centrale anche la pianificazione del dispositivo più appropriato. In molti casi, continuare con accessi periferici brevi non rappresenta la scelta più efficace.

La valutazione clinica può orientare verso soluzioni più stabili come Midline o PICC, soprattutto quando:

  • la terapia è prolungata;
  • sono necessarie infusioni ripetute;
  • il patrimonio venoso è fragile;
  • il paziente richiede maggiore continuità terapeutica.

Cambiare strategia nel momento corretto permette di ottimizzare la gestione clinica e limitare le complicanze legate ai tentativi ripetuti.

Midline, PICC e accessi ecoguidati: un approccio più strutturato

La gestione dell’accesso venoso difficile richiede oggi un approccio integrato, che unisca valutazione clinica, tecnologia e organizzazione dei processi.

Dispositivi come Midline e PICC consentono di garantire maggiore stabilità dell’accesso, ridurre le sostituzioni frequenti e preservare il patrimonio venoso del paziente nel tempo.

Il gruppo Numantec propone soluzioni dedicate agli accessi vascolari ecoguidati, con dispositivi progettati per adattarsi alle diverse esigenze cliniche e supportare i professionisti sanitari nella gestione dei pazienti con accesso venoso difficile. L’obiettivo è favorire un approccio più pianificato e coerente, orientato alla continuità terapeutica e all’ottimizzazione del percorso assistenziale.